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Limite di età su WhatsApp: e adesso?

Con l’introduzione del nuovo regolamento europeo sulla protezione dei dati, anche WhatsApp ha adeguato le sue condizioni di utilizzo. Secondo il servizio di messaggistica, solo i giovani dai 16 anni in su possono utilizzare la sua app. Quali sono le conseguenze per gli utenti in Svizzera che non raggiungono l’età minima?
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Alina ha ricevuto uno smartphone dai suoi genitori quando aveva 13 anni. Da allora lo usa per restare in contatto con i suoi amici e scambiare foto. Per fare ciò, utilizza il servizio di messaggistica di WhatsApp. Il club di pallavolo, di cui Alina è membro, si organizza anche attraverso WhatsApp. Insieme a sua madre ha concordato delle regole che deve seguire quando usa lo smartphone. 

WhatsApp disponibile solo dai 16 anni in poi

Con il necessario aggiornamento del software dell’applicazione è stato chiesto ad Alina di confermare che ha 16 anni. Il riferimento nell’app era chiaro: non doveva più usare WhatsApp se non aveva ancora compiuto 16 anni.  Alina si sentiva in difficoltà. In realtà non voleva mentire. D’altra parte, però, i genitori le avevano permesso di usare questo servizio. Molti dei suoi amici hanno semplicemente dichiarato di avere già 16 anni e quindi hanno risolto il problema. 

Informazioni sulla nuova legge sulla protezione dei dati

Nello spazio europeo, la nuova legge sulla protezione dei dati (Regolamento generale sulla protezione dei dati GDPR) è entrata in vigore a maggio 2018 con ampie modifiche. Anche WhatsApp deve rispettarle, poiché da tutti gli utenti che utilizzano WhatsApp vengono raccolti e salvati dati. Questi dati possono essere utilizzati per scopi di marketing dal servizio di messaggistica stesso o essere rivenduti. Pertanto, l’utilizzo dell’app rientra nel campo di applicazione del GDPR. Per garantire che la società Facebook, che possiede anche WhatsApp e Instagram, sia conforme alla nuova situazione legale, l’età minima nei termini di utilizzo è stata adeguata. L’obiettivo principale del gruppo è quello di tutelarsi da eventuali azioni legali e multe. Aumentando l’età minima a 16 anni, WhatsApp e rispettivamente Facebook possono declinare la responsabilità se i minori di 16 anni utilizzano i loro servizi. La Svizzera fa geograficamente parte dell’Europa ed è quindi interessata anch’essa dai cambiamenti.

Gratuito, ma a quale prezzo?

Secondo il corrente studio JAMES, il servizio di messaggistica WhatsApp è uno dei servizi online più utilizzati (95%) dai giovani in Svizzera. WhatsApp è facile da usare e gratuito. Anche se gli utenti non pagano per utilizzare il servizio, l’applicazione è comunque redditizia, in quanto i dati personali di tutti gli utenti significano denaro contante per l’azienda. I dati rivelano molte cose e consentono una pubblicità personalizzata – nel caso di WhatsApp sulle piattaforme collegate Facebook e Instagram. Su WhatsApp stessa non è stata ancora attivata alcuna pubblicità. 

Acquisire consapevolezza sulla protezione dei dati

Chiunque voglia utilizzare WhatsApp su un dispositivo deve accettare i termini di utilizzo. Tutti i dati di contatto memorizzati sullo smartphone e i dati sull’utilizzo (orario, durata, ecc.) vengono continuamente scaricati e inviati a Facebook per la valutazione. Gli utenti sono troppo poco consapevoli del fatto che non vengono trasmessi solo i propri dati ma anche i dettagli di tutti i contatti salvati. In base alle condizioni d’uso, prima di installare l’applicazione sarebbe necessario ottenere il consenso di tutte le persone di contatto salvate. E proprio qui c’è l’inghippo: poiché farlo è praticamente impossibile, in linea di principio ogni utente viola i termini di WhatsApp.  

Un caso altrettanto delicato è quando i bambini vengono invitati a partecipare a un gruppo WhatsApp. Se si viene aggiunti a una chat di gruppo, tutti gli utenti di questo gruppo hanno accesso al numero di telefono e talvolta anche alla foto e al nome del bambino. A seconda delle circostanze, possono anche essere persone che il bambino non conosce. Su WhatsApp, l’adesione al gruppo non può essere negata, infatti si può uscire dal gruppo solo dopo esservi stati aggiunti. I dati personali possono quindi cadere rapidamente e involontariamente nelle mani sbagliate.

L’uso non è illegale

La modifica del limite di età da 13 a 16 anni è principalmente una questione di responsabilità per WhatsApp e la sua società madre Facebook. Il gruppo sembra preoccuparsi dei propri interessi e non della protezione dei giovani. Non ci sono conseguenze legali per i minori di 16 anni che utilizzano WhatsApp. Secondo il diritto svizzero, l’imbroglio legato all’età in questo caso non è un reato penale. Dichiarare un’età non corretta viola semplicemente i termini di utilizzo di WhatsApp. Nel quadro di un eventuale controllo WhatsApp potrebbe limitare o bloccare l’uso dell’applicazione come misura preventiva contro l’utilizzo da parte di utenti che non raggiungono l’età minima. Anche l’età minima di 16 anni non è da intendersi come età consigliata. Perché le raccomandazioni sull’età, come quelle che si vedono sui film e i videogiochi, si basano su criteri che tengono conto della fase di sviluppo dei bambini e dei giovani. Nei termini di utilizzo di WhatsApp tali criteri definiti mancano completamente e inoltre non sono gli stessi per tutti i Paesi. I termini di utilizzo non sono quindi da interpretare come raccomandazioni sull’età.

La decisione spetta ai genitori

Se i genitori permettono al proprio figlio di utilizzare WhatsApp, dovrebbero considerare l’età minima richiesta per questo o altri servizi di messaggistica. Su WhatsApp si diffondono rapidamente contenuti che non sono adatti ai bambini o adeguati alla loro età. Alcuni servizi come Instagram o Facebook adattano i contenuti pubblicitari all’età degli utenti. Tuttavia, se la differenza rispetto all’età reale del bambino è troppo grande, i genitori rischiano che i propri figli si trovino di fronte a contenuti inappropriati. In alternativa, si potrebbe cercare un servizio di messaggistica che metta maggiormente l’accento sulla protezione dei dati, come Signal, Wire o Threema.

Nella scelta di un’applicazione sono decisivi anche i propri valori familiari, così come i valori che contano nell’ambiente del bambino. In definitiva, sono i genitori a decidere se il proprio figlio è abbastanza maturo per usare WhatsApp o altre applicazioni. 

Consigli per i genitori

  • Siate aperti alle domande di vostro figlio sui media digitali. Dimostrate di apprezzare il fatto che vostro figlio si rivolga a voi anche in caso di domande delicate. Un rapporto positivo rende più facile a vostro figlio sollevare questioni delicate senza dover temere discussioni morali o divieti.
  • Discutere anziché proibire. Imparate a conoscere WhatsApp e definite insieme a vostro figlio le regole per l’utilizzo dei servizi di messaggistica. 
  • Parlate con vostro figlio sull’uso degli smartphone e dei servizi online e spiegategli cosa preoccupa i genitori.
  • Verificate le alternative. Spesso un servizio di messaggistica viene utilizzato da tutto l’ambiente del bambino. In quel caso non ha senso che solo vostro figlio lo cambi. Scambiate le vostre esperienze con altri genitori. Forse una serata tra genitori sarebbe una buona occasione per scegliere insieme un'alternativa a WhatsApp.