Competenze mediatiche: Proteggere meglio i giovani - ma anche responsabilizzarli
- I bambini e i giovani devono imparare a utilizzare i media digitali in modo sano e responsabile. Oltre ai genitori, anche le scuole, la politica e le piattaforme digitali svolgono un ruolo importante al riguardo.
- Pro Juventute vanta una solida competenza nel campo della protezione dai media ed è, da anni, impegnata nella prevenzione mediatica-educativa che include anche programmi di informazione e supporto per bambini, giovani, scuole e genitori.
- La nuova Legge sulla protezione dei giovani nei media rappresenta un passo importante ma sono necessarie ulteriori basi giuridiche, ad esempio per la regolamentazione delle piattaforme. Pro Juventute auspica maggiori risorse per il lavoro di prevenzione e l’educazione ai media.
- Il cyberbullismo e il cybergrooming hanno conseguenze negative di vasta portata per i bambini e i giovani. Pro Juventute sostiene quindi la creazione di fattispecie penali specifiche per rafforzare efficacemente la prevenzione e la protezione delle vittime.
I media digitali sono parte integrante della vita quotidiana dei bambini e dei giovani. Permettono contatti sociali e trasmettono competenze importanti a scuola o più tardi sul posto di lavoro. La pandemia di coronavirus del 2020 lo ha reso chiaro: grazie ai media digitali è stato possibile mantenere le lezioni scolastiche non in presenza e continuare a coltivare relazioni e amicizie.
Ma anche i lati oscuri dei media digitali fanno notizia: adescamento, dipendenza online o cyberbullismo con le relative conseguenze che arrivano fino al suicidio. Con la pubertà cresce anche l’interesse per la sessualità, da cui deriva un aumento della fruizione di immagini e video pornografici. Da un lato, la fruizione di contenuti su Internet che non sono necessariamente destinati alla propria età rientra nello sviluppo dei bambini e dei giovani. D’altra parte, la società e gli adulti hanno la responsabilità di proteggere i bambini e i giovani.
Una protezione efficace dei giovani si basa sulla regolamentazione e sulla competenza mediatica
In Svizzera, la tutela dei giovani dai media è molto frammentata. La protezione dei minori da contenuti dannosi dipende spesso dalla responsabilità personale dei singoli fornitori. L’applicazione è particolarmente complessa per le piattaforme internazionali, i cui contenuti e modelli commerciali sfuggono, in gran parte, alla regolamentazione nazionale. I bambini e i giovani si trovano così ad affrontare una moltitudine di rischi che spaziano da contenuti inadatti a modelli commerciali non trasparenti che puntano, in modo mirato, sulla loro suscettibilità ai meccanismi di ricompensa.
Una protezione efficace dei giovani deve pertanto creare un quadro giuridico chiaro e vincolante per tutti i relativi operatori. Allo stesso tempo, la sola regolamentazione non è sufficiente perché i bambini e i giovani crescono in un ambiente digitale in cui i media sono onnipresenti. Devono imparare a muoversi in modo critico, autodeterminato e responsabile in questo mondo. A tal fine necessitano di resilienza mediatica, ossia la capacità di classificare i contenuti, riconoscere i rischi e gestire le situazioni problematiche. È altrettanto importante che imparino a utilizzare gli aspetti positivi dei media digitali in modo mirato e ponderato. I bambini e i giovani dovrebbero essere coinvolti attivamente nello sviluppo di meccanismi di protezione digitale per comprendere e proteggere meglio il loro mondo.
La promozione della competenza mediatica non è quindi un «nice to have» bensì un elemento centrale del lavoro di protezione preventiva. Deve iniziare presto: a scuola, a casa ma anche nei programmi extrascolastici. È importante un approccio inclusivo che raggiunga anche i bambini e i giovani con esigenze di protezione speciali. Pro Juventute auspica quindi l’ampliamento di programmi di prevenzione efficaci e risorse finanziarie sufficienti per sostenere e rafforzare i bambini e i giovani nella realtà digitale del loro mondo.
Protezione dei minori nei settori dei film e dei videogiochi
Dal 1° gennaio 2025 è in vigore in Svizzera la nuova Legge federale sulla protezione dei minori nei settori dei film e dei videogiochi (LPMFV). L’obiettivo è quello di proteggere meglio i bambini e i giovani da contenuti mediatici inadatti come l’eccessiva violenza o le scene a sfondo sessuale. Si stanno introducendo etichette e controlli vincolanti per l’età – non solo per le sale cinematografiche tradizionali ma anche per le piattaforme di streaming e i videogiochi. I fornitori sono tenuti a indicare chiaramente l’età minima raccomandata e a effettuare un controllo effettivo dell’età. La LPMFV è attuata nell’ambito di un modello di co-regolamentazione: mentre la Confederazione stabilisce rispettivi standard minimi, le organizzazioni di settore hanno due anni di tempo per sviluppare le proprie norme di protezione che soddisfino tali requisiti. Specialiste e specialisti indipendenti saranno coinvolti attivamente in questo processo.
Pro Juventute accoglie la nuova legge come un passo importante. Tuttavia, anche le cosiddette «microtransazioni» nei videogiochi («acquisti in-game») dovrebbero essere regolamentate in modo più rigoroso. A seconda di come sono organizzate, sono simili a giochi d’azzardo e comportano rischi considerevoli per i bambini e i giovani. Pro Juventute critica anche il fatto che il Consiglio federale, per motivi economici, non abbia stanziato fondi per il sostegno finanziario alla promozione della competenza mediatica previsto dalla LPMFV – anche se proprio la prevenzione e l’istruzione sono componenti cruciali di una protezione completa.
Ci sono buone ragioni per criminalizzare cyberbullismo e cybergrooming
Non tutti i rischi possono essere intercettati solo dalle classificazioni per età e dalle misure tecniche di protezione. Sono necessarie soluzioni normative di più ampio respiro, ad esempio nel campo della violenza psicologica. In seguito a mozioni approvate in Parlamento sono attualmente in corso discussioni politiche per stabilire se e come il cyberbullismo e il cybergrooming debbano essere esplicitamente inclusi come fattispecie penali nel Codice penale. Pro Juventute sostiene tale impegno.
Rendere visibile il cyberbullismo dal punto di vista legale e sociale
Legalmente, la questione è chiara: gli elementi essenziali del cyberbullismo – come l’uso improprio dei dati personali, la diffamazione, le minacce, la coercizione, la pornografia o la rappresentazione della violenza – sono oggi già punibili. La creazione esplicita di una fattispecie penale di cyberbullismo (si veda Pa. Iv. Suter 20.445) sosterrebbe in modo significativo la prevenzione, rafforzando la posizione delle vittime e consentendo l’espansione mirata dei servizi. La chiara designazione come fattispecie penale ha anche un effetto educativo e sensibilizzante – e attira maggiormente l’attenzione sulla questione nel suo complesso. Ma vi è disaccordo tra gli esperti sulla misura in cui una tale fattispecie penale potrebbe avere anche un effetto deterrente. Con l’obiettivo, in particolare, di rafforzare la prevenzione, Pro Juventute sostiene pertanto fortemente la richiesta di completare il codice penale includendo il cyberbullismo come fattispecie penale.
Cybergrooming: fermare i tentativi di adescamento digitale prima che inizino
Il Consiglio nazionale e il Consiglio degli Stati stanno inoltre discutendo la creazione di una nuova fattispecie penale di cybergrooming (si veda Pa. Iv. Amherd 18.434). Pro Juventute sostiene questo progetto. In qualità di operatori del servizio di consulenza «147» sperimentiamo, ogni giorno, quanto possano essere gravi le conseguenze degli adescamenti sessuali nello spazio digitale. Poiché il cybergrooming è in aumento in Svizzera, ad esempio sulle piattaforme dei social media o nei giochi online, è necessario uno strumento giuridico efficace per tutelare meglio i bambini e i giovani. Le attuali norme giuridiche entrano spesso in azione troppo tardi: gli autori possono esercitare pressioni psicologiche sui minori già nella fase iniziale del contatto, senza che ciò abbia conseguenze penali. La nuova fattispecie penale intende colmare questa lacuna rendendo perseguibile non solo il tentativo di reato ma anche l’approccio preliminare mirato.
È necessaria una regolamentazione efficace delle piattaforme
La Legge sulla protezione dei giovani nei media si concentra su film e videogiochi ignorando gli spazi digitali centrali in cui bambini e giovani trascorrono oggi molto tempo: social media, piattaforme video come YouTube o servizi di live streaming. Ed è proprio su queste piattaforme che i giovani sono esposti a una serie di rischi. Ad esempio si trovano di fronte a contenuti problematici come la violenza, le scene a sfondo sessuale o gli ideali corporei irrealistici che possono compromettere la loro immagine di sé e il loro sviluppo. Le raccomandazioni gestite da algoritmi possono anche innescare comportamenti di dipendenza, influenzare il comportamento di consumo attraverso contenuti personalizzati e spesso raccogliere dati personali in maniera non trasparente.
In Svizzera non esistono attualmente disposizioni di legge vincolanti che tutelino efficacemente i minori sulle piattaforme digitali. A differenza dell’UE che ha stabilito regole chiare con il Digital Services Act, la Svizzera è in ritardo su questo punto. Pro Juventute chiede quindi una regolamentazione completa delle piattaforme digitali che garantisca protezione, trasparenza e responsabilità. Ciò comprende impostazioni predefinite rispettose della protezione dei dati, linee guida chiare per la moderazione, restrizioni sulla pubblicità e una supervisione efficace.