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Nessun divieto di cyberbullismo? Perché sarebbe un segnale pericoloso

Zurigo, 17 novembre 2025 - La Commissione degli affari giuridici del Consiglio nazionale (CAG-N) intende stralciare l’iniziativa parlamentare di Gabriela Suter (20.445) volta a introdurre una fattispecie penale di cyberbullismo. Pro Juventute segnala che ciò eliminerebbe una protezione importante per bambini e adolescenti. Una fattispecie autonoma di (cyber)bullismo darebbe riconoscimento alle persone colpite, colmerebbe lacune giuridiche e affinerebbe la consapevolezza sociale. Pro Juventute invita il Consiglio nazionale a non stralciare l’iniziativa durante la sessione invernale.
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Cybermobbing

Il bullismo e il cyberbullismo sono fenomeni sociali che possono manifestarsi ovunque. Per molti bambini e adolescenti, purtroppo, fanno ormai parte della vita quotidiana. Il cyberbullismo si distingue per la sua dimensione digitale: molestie, ingiurie, minacce o umiliazioni ripetute non avvengono solo in aula, ma anche tramite i social media, le applicazioni di messaggistica o i giochi online, 24 ore su 24.

I confini tra bullismo analogico e digitale sono fluidi e le forme miste molto frequenti. L’ambiente digitale amplifica dinamiche pericolose: l’anonimato abbassa le inibizioni, i contenuti si diffondono rapidamente, raggiungono un vasto pubblico e rimangono spesso consultabili a lungo. Il cyberbullismo non termina con la campanella della scuola: entra nelle case e può perseguitare le vittime giorno e notte.

I dati e gli studi sottolineano la necessità di intervenire: secondo lo studio rappresentativo James 2024 della Scuola universitaria professionale di Zurigo (ZHAW), circa il 30% dei giovani ha già vissuto almeno un episodio di cyberbullismo. L’esperienza di Pro Juventute nel servizio di consulenza nazionale 147 conferma questi risultati: i giovani che chiedono aiuto riportano spesso forti disagi personali legati a esperienze di bullismo. Le conseguenze psicologiche, emotive e fisiche sono evidenti, e vanno dal ritiro sociale e dall’ansia fino a disturbi psicosomatici a lungo termine e pensieri suicidari. Il bullismo – offline e online – può colpire chiunque, lasciando spesso tracce profonde e durature nelle vite delle persone coinvolte.

Il diritto vigente è insufficiente

Attualmente non esiste una fattispecie penale autonoma di (cyber)bullismo. Alcuni comportamenti come la coercizione, la diffamazione o la calunnia  sono punibili – ma solo in modo frammentario. Un rapporto del Consiglio federale, adottato in risposta a un intervento parlamentare, evidenzia importanti lacune: atti che, presi singolarmente, appaiono di lieve entità restano impuniti, anche quando, nel loro insieme, rappresentano un grave peso per le vittime. La diffusione di contenuti imbarazzanti o intimi non è punibile, salvo che si tratti di materiale pornografico o che l’onore della persona sia direttamente leso.

Le indagini rappresentative della ZHAW mostrano che in Svizzera le vittime di cyberbullismo sporgono denuncia raramente e che le persone responsabili non rischiano quasi nulla: il tasso di denuncia per reati legati al cyberbullismo è di appena circa il 5%. E anche quando viene presentata una denuncia, l’aiuto fornito è scarso – circa l’80% delle vittime si dichiara insoddisfatto della gestione della polizia. In particolare i giovani si sentono impotenti, subiscono una nuova sofferenza e vedono aggravarsi ulteriormente il carico psicologico.

Precedenti parlamentari

A livello federale, Consiglio nazionale e Consiglio degli Stati discutono da anni l’introduzione di una fattispecie penale di cyberbullismo. Nel giugno 2020 la consigliera nazionale Gabriela Suter ha presentato l’iniziativa parlamentare 20.445 per integrare il Codice penale con una norma ad hoc. Le disposizioni esistenti, secondo la motivazione, sono orientate ad atti isolati, mentre il cyberbullismo è spesso costituito da una somma di comportamenti che, nel loro complesso, causano un notevole carico per le vittime.

La CAG-N ha sostenuto l’iniziativa nel 2021 e ha chiesto al Consiglio nazionale di fare altrettanto. La CAG-S si è mostrata inizialmente prudente, ma nel 2023 ha riaffermato la propria opposizione. Il Consiglio nazionale ha seguito la CAG-N nel 2022, mentre il Consiglio degli Stati nel 2023 ha seguito la minoranza della propria commissione. Nonostante questo percorso, nell’ottobre 2025 la CAG-N ha deciso di stralciare l’iniziativa dopo aver discusso una proposta di norma (art. 177bis CP mod.) che avrebbe previsto la punibilità di umiliazioni, molestie, minacce o vessazioni ripetute, con un aggravamento in caso di commissione pubblica o di utilizzo di media digitali. La motivazione della commissione: il diritto vigente coprirebbe già in modo sufficiente tali condotte. Il Consiglio nazionale deciderà definitivamente nella sessione invernale 2025.

Perché è necessaria una fattispecie autonoma

Pro Juventute sostiene l’iniziativa parlamentare 20.445 di Gabriela Suter e approva l’introduzione di una fattispecie penale autonoma e tecnologicamente neutra per il (cyber-)bullismo. Oggi le interazioni analogiche e digitali sono completamente intrecciate: le norme giuridiche devono adeguarsi alla realtà. Una tale fattispecie offrirebbe diversi vantaggi decisivi:

  • Chiarezza e riconoscimento per le vittime: bambini e adolescenti devono poter dire: “Sto subendo un’ingiustizia.” Solo nominare l’ingiustizia permette di renderla visibile e riconosciuta.
  • Chiusura delle lacune giuridiche: atti reiterati o combinati, non punibili singolarmente, verrebbero coperti da una fattispecie autonoma. I diritti delle vittime verrebbero rafforzati e la soglia per presentare denuncia abbassata.
  • Segnale alla società: la Svizzera mostrerebbe chiaramente di non tollerare né il bullismo né il cyberbullismo. La violenza psicologica è una forma reale di violenza, da prendere seriamente tanto quanto quella fisica.
  • Rafforzamento della protezione e della sicurezza giuridica: vittime, scuole, genitori e autorità avrebbero a disposizione uno strumento chiaro per individuare dinamiche sistematiche e intervenire in modo coerente.

Una fattispecie autonoma di (cyber)bullismo produce effetti a più livelli: garantisce che le vittime vengano prese sul serio, rafforza i loro diritti, sensibilizza l’opinione pubblica – dalle scuole alle associazioni – e invia un messaggio inequivocabile: il bullismo e il cyberbullismo non sono banalità, ma forme gravi di violenza psicologica che non devono essere tollerate.

Definizione degli autori e prevenzione

Per una regolamentazione penale efficace, Pro Juventute propone che siano punibili comportamenti ripetuti e sistematici nel tempo, oggettivamente tali a compromettere in modo significativo la vita della vittima. La definizione dell’autore deve concentrarsi su una partecipazione attiva e sistematica con un’intenzione chiara; gli spettatori passivi, i cosiddetti bystander, che tacciono per paura o vergogna, non devono essere criminalizzati. Per gli autori minorenni, l’accento deve essere posto sulla prevenzione, sull’educazione e sul reinserimento.

Per Pro Juventute è chiaro che la prevenzione è fondamentale. Bambini e giovani devono conoscere i propri diritti e doveri nello spazio digitale. Docenti e genitori necessitano di risorse adeguate e di sostegni esterni per poter intervenire tempestivamente. Le vittime hanno bisogno di punti di contatto facilmente accessibili, che forniscano un aiuto rapido e mirato. Solo la combinazione di un quadro legale chiaro, informazione e sostegno concreto può ridurre durevolmente gli effetti del bullismo e del cyberbullismo.

Conclusione

Pro Juventute invita il Consiglio nazionale a non stralciare l’iniziativa parlamentare 20.445. Per disporre di una solida base decisionale, la proposta della CAG-N dovrebbe innanzitutto essere sottoposta alla procedura di consultazione. In questo modo i servizi specializzati, le scuole, i servizi di consulenza e le persone direttamente interessate possono contribuire con le loro esperienze e garantire la rilevanza pratica della normativa. Il (cyber)bullismo non è una banalità, ma una forma grave di violenza psicologica che pesa enormemente su bambini e adolescenti. Una fattispecie tecnologicamente neutra, combinata con misure preventive, informazione e sostegno mirato, è necessaria per proteggere efficacemente la realtà di vita dei giovani e per inviare un segnale chiaro contro la violenza digitale. Essa dà un nome all’ingiustizia, rafforza la fiducia nello Stato di diritto e crea le basi affinché le vittime vengano finalmente prese sul serio.

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