Famiglia & società

Cosa fare quando i propri figli fanno bullismo?

Quando il proprio figlio fa il bullo, spesso si prova un forte senso di smarrimento. Scoprite come riconoscere i comportamenti di bullismo, perché le punizioni affrettate sono poco efficaci e come aiutare i bambini a smettere di fare i bulli con un atteggiamento chiaro, il dialogo e il sostegno.
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Mobbende Kinder.
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Avete appena scoperto che vostro figlio sta bullizzando un altro bambino? Oppure sospettate che sia proprio vostro figlio a comportarsi in modo ingiusto nei confronti di un altro bambino ed a emarginarlo? Quando il proprio figlio viene accusato di bullismo, i genitori reagiscono spesso con forti emozioni. Sentimenti come vergogna, paura, delusione, rabbia o senso di sopraffazione sono normali in una situazione del genere. È difficile, ma estremamente importante, non lasciarsi guidare dalle emozioni. Né la negazione, né l'accusare gli altri, né la punizione del proprio figlio sono utili.

Sono pochissimi i bambini che confesserebbero ai propri genitori di essere loro stessi autori di atti di bullismo. Temono che i genitori non siano più orgogliosi di loro o che li puniscano.

È meglio, innanzitutto, parlare con il bambino in modo oggettivo delle sue osservazioni o delle accuse. È importante non assumere un tono accusatorio o giudicante. Ciò potrebbe indurre il bambino a chiudersi e a non voler più dialogare. «Durante i workshop scolastici ho appreso da bambini e adolescenti che solo pochissimi di loro lo direbbero ai genitori se fossero loro stessi a fare bullismo. Temono che i genitori non siano più orgogliosi di loro o che li puniscano», afferma Ingrid Broger, esperta di Pro Juventute. «Per questo consiglio ai genitori, quando il bambino supera i limiti, di fargli sempre capire che, pur non approvando e non tollerando il suo comportamento, continuano ad amarlo e vogliono aiutarlo a smettere di fare il bullo.»

Consigli

1. Chiamatelo bullismo

Come genitori, si desidera proteggere il proprio figlio e si tende forse a negare o a minimizzare il bullismo. In questo modo, però, il bambino impara che la violenza è accettata e persino giustificata. I genitori dovrebbero quindi chiarire al bambino che il bullismo non è accettabile.

2. Non punite

Gli esperti sconsigliano generalmente di punire il bambino autore del bullismo. Ciò comporterebbe una perdita di fiducia e, inoltre, il bambino oggetto di bullismo potrebbe finire per subire anche la rabbia del bambino punito.

3. Cercate di capire la causa

Spesso dietro al bullismo si nascondono diverse cause, che devono essere individuate per poter aiutare in modo efficace. È possibile che il bambino nutra pregiudizi nei confronti degli altri. Oppure che abbia difficoltà a risolvere i conflitti senza ricorrere alla violenza. O forse ha paura di essere oggetto di bullismo?

4. Aiutate a fare capire come si sente il bambino oggetto di bullismo

Per capire perché quei comportamenti non vanno bene, a molti bambini è d’aiuto mettersi nei panni dell’altro bambino. I genitori potrebbero chiedere al bambino, ad esempio, come si sentirebbe lui stesso in quella situazione.

5. Mostrate possibili soluzioni

Discutete insieme su come risolvere la situazione. Offrite il vostro sostegno, ma lasciate spazio anche alle idee del bambino. Alcuni bambini, ad esempio, propongono di scusarsi con una lettera. È importante che il bambino sviluppi una reale consapevolezza e si assuma la responsabilità di porre fine al bullismo.

6. Proponete un modo per rimediare al torto commesso

A seconda di ciò che è successo, può essere opportuno un risarcimento, ad esempio riparando o sostituendo gli oggetti danneggiati. Anche in questo caso, spesso sono proprio i bambini ad avere delle buone idee.

7. Chiedete sostegno

Il bullismo non riguarda solo il bullo e il bambino oggetto di bullismo, ma spesso un intero gruppo. Per questo è opportuno rivolgersi a professionisti per ricevere aiuto. Si può ad esempio ricorrere all’assistenza sociale scolastica o all’aiuto alle vittime.

Quali sono i fattori che favoriscono il bullismo?

Sebbene non esista un profilo tipico delle persone che praticano il bullismo, alcuni studi dimostrano che determinati fattori possono favorire questo comportamento. Tra questi figurano, tra l’altro:

  • Incapacità di risolvere i conflitti senza ricorrere alla violenza e di gestire in modo costruttivo i sentimenti negativi
  • Esperienza di violenza in famiglia
  • Mancanza di empatia e comprensione nei confronti degli altri
  • Esperienze personali di vergogna ed emarginazione
  • Incertezza generale

Il bullismo è tuttavia un fenomeno articolato e complesso, influenzato da diversi fattori. Tra questi figurano in particolare il contesto sociale e le esperienze sociali accumulate dal bambino. Se in una scuola o in un’associazione si respira un clima che tollera le aggressioni e non interviene con coerenza nei casi di bullismo, aumenta la probabilità che si verifichino episodi di bullismo.

Il bullismo tocca l'intero gruppo

Spesso il bullismo si sviluppa all’interno di un gruppo che rimane unito per un lungo periodo. Il bullismo raramente è opera di una sola persona. Il bullismo si intensifica quando gli spettatori accettano comportamenti scorretti, ad esempio per paura o perché si sentono sopraffatti, o addirittura partecipano attivamente al bullismo. Per questo è importante informare tempestivamente bambini, adolescenti e figure di riferimento sulle possibili conseguenze del bullismo, su come riconoscerlo e su come reagire.

Riconoscere il bullismo

A casa i bambini spesso si comportano in modo diverso rispetto a scuola o quando sono in gruppo. Per questo motivo, la notizia che il proprio figlio sia autore di bullismo spesso coglie i genitori di sorpresa. Ci sono tuttavia alcune espressioni o reazioni del bambino che possono mettere in allerta i genitori. Ad esempio, se il bambino vuole invitare tutti i compagni di classe al suo compleanno, tranne uno. Oppure se ride quando un altro bambino si fa male. Lo stesso vale se approva comportamenti aggressivi o violenti. Anche se racconta pettegolezzi denigratori su un altro bambino, ciò può indicare un caso di bullismo. E naturalmente è importante reagire se ci si trova casualmente presenti quando il bambino, ad esempio al parco giochi, picchia, spinge, deride o minaccia un altro bambino.

Alcuni studi dimostrano che le forme di bullismo variano a seconda del sesso: i ragazzi tendono a bullizzare in modo più diretto e ricorrono alla violenza fisica, ad esempio picchiando o insultando un altro bambino. Le ragazze, invece, tendono a bullizzare in modo più indiretto, ad esempio diffondendo voci o emarginando un altro bambino.

La prevenzione inizia a casa

I genitori svolgono un ruolo importante nella prevenzione del bullismo, insieme all’ambiente circostante. Ciò comprende una posizione chiara contro il bullismo e il dialogo su come affrontare i comportamenti prepotenti, ma anche dare l’esempio di una convivenza non violenta e del coraggio civile. Se un bambino viene preso di mira al parco giochi, i genitori possono intervenire e dire ai bambini che lo tormentano che il loro comportamento non è accettabile. A una persona anziana che fa la spesa si può passare la lattina desiderata dallo scaffale più alto. È importante anche parlare di valori come, ad esempio: «Non parliamo male degli altri e non ridiamo di nessuno».

I genitori possono aiutare i propri figli assumendo una posizione chiara contro la violenza, l'emarginazione e l'umiliazione. 

Anche se è possibile adottare alcune misure preventive per evitare il bullismo, ciò non significa che i genitori abbiano fallito nel loro compito educativo se il loro figlio manifesta comportamenti da bullo. Né significa che i bambini rimarranno violenti. Con un sostegno mirato, i bambini possono imparare a modificare il proprio comportamento. A tal fine è importante che i genitori e la scuola collaborino nella lotta contro il bullismo e mantengano un dialogo costante. 

Perché non parliamo di «vittime» e «autori»

Noi di Pro Juventute evitiamo i termini «vittima» e «autore». Questi termini stigmatizzano e cristallizzano i ruoli. Il termine «vittima» può accentuare il senso di impotenza, viene spesso usato come insulto e rende difficile alle persone coinvolte ritrovare fiducia in se stesse. Il termine «autore» giudica la persona – e non il suo comportamento – e ostacola il cambiamento.

Parliamo invece di «oggetto di bullismo», «persona che commette un atto di bullismo» e «testimoni». Questi termini evitano lo stigma, sottolineano la capacità di agire di tutti e dimostrano che il bullismo è un fenomeno di gruppo che coinvolge tutte le persone coinvolte.

Uscire dalla spirale del bullismo

I genitori possono aiutare i propri figli assumendo una posizione chiara contro la violenza, l’emarginazione e l’umiliazione. La scuola, dal canto suo, può intervenire all’interno del gruppo. Può sciogliere le dinamiche di gruppo, insegnare ai bambini e agli adolescenti a convivere in modo equo e sostenerli nella lotta contro il bullismo. È inoltre importante che i bambini imparino strategie per gestire le proprie emozioni e risolvere i conflitti.

Se si riesce a reintegrare bene nel gruppo sia il bambino oggetto di bullismo che quello che lo perpetra, si possono prevenire ulteriori casi di bullismo. I bambini hanno così buone possibilità di non ricadere nella spirale del bullismo.

 

Dove trovare aiuto?

I genitori dei bambini che praticano il bullismo spesso si sentono sopraffatti. Possono provare la sensazione di aver fallito nell’educazione dei figli o temere che il bambino venga ora emarginato. I genitori non dovrebbero affrontare questi sentimenti da soli. Genitori e figure di riferimento possono ricevere sostegno presso il servizio di consulenza per genitori di Pro Juventute, l’assistenza sociale scolastica, l’aiuto alle vittime o il centro di prevenzione della polizia.

I bambini e i giovani possono rivolgersi in qualsiasi momento al numero 147 – Consulenza e aiuto per bambini e giovani e all’assistenza sociale scolastica.

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