Famiglia & società

Violenza sessuale sui bambini – come proteggere vostro/a figlio/a

Un bambino su sette subisce violenze a sfondo sessuale. Per garantire una maggiore protezione, è necessario rompere il tabù che circonda questo tema. Scoprite perché la prevenzione inizia fin dalla prima infanzia, a cosa prestare attenzione nella scelta di un asilo nido o di un’associazione sportiva per vostro/a figlio/a e come agire correttamente in caso di emergenza.
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Artikel sexualisierte Gewalt an Kindern
© Pexels/Aleksandar Andreev

La violenza sessuale è diffusa ovunque: in ogni strato sociale, in ogni categoria professionale, in ogni parte della Svizzera. I dati di «Protezione dell'infanzia Svizzera» mostrano che un bambino su sette in Svizzera subisce violenza sessuale nel corso della propria vita. Per proteggere i bambini dagli abusi sessuali, è fondamentale affrontare l’argomento. Ciò significa anche conoscere le modalità con cui agiscono i potenziali autori di tali reati. Nella maggior parte dei casi, questi ultimi attraversano quattro fasi prima di commettere violenza sessuale.

Quattro fasi prima della violenza sessuale

Fase 1: pensieri e fantasie

All’inizio ci sono pensieri e fantasie sessuali che coinvolgono i bambini.

Fase 2: legittimazione

Tra inclinazione e morale nasce un forte conflitto. L’autore del reato si confronta con il fatto che un atto del genere è punibile, vietato e profondamente dannoso per il bambino. Durante questa fase – o nel passaggio alla terza fase – avviene improvvisamente una legittimazione. La persona si convince: «Ma anche il bambino lo vuole, oggi mi ha guardato così a lungo».

Fase 3: pianificazione e grooming

Il reato viene pianificato. L’autore sceglie un bambino, raccoglie informazioni su di lui oppure cerca specificatamente un posto di lavoro che gli consenta di entrare in contatto con i bambini. L’autore instaura un rapporto di fiducia con il bambino e con le persone che lo circondano, oppure sfrutta quelli già esistenti. Realizza i desideri del bambino, gli fa regali e spesso crea una dipendenza emotiva. All’interno di un gruppo, l’autore del reato cerca di isolare il bambino e di indebolire i suoi legami con le altre persone.

Il contatto mirato da parte di adulti con intenzioni di abuso nei confronti di minori è definito dagli esperti “grooming”. Il cybergrooming – la forma digitale del grooming – ha registrato un forte aumento negli ultimi anni. Ne sono particolarmente colpiti i giovani di età compresa tra i 12 e i 19 anni.

Fase 4: comportamento intimidatorio

I limiti vengono spostati lentamente e gradualmente – così lentamente che spesso il bambino non si rende nemmeno conto che un limite viene violato. Spesso questa strategia prevede l’uso di nomignoli affettuosi, baci, prese in braccio o semplici contatti fisici. Nel frattempo, si osserva attentamente come reagiscono il bambino e chi lo circonda. Può anche capitare che l’autore del reato mostri al bambino i propri genitali o materiale pornografico, osservandone la reazione. In questo modo procede lentamente, tastando il terreno. La violenza sessuale può intensificarsi fino ad arrivare alla penetrazione, al sesso orale o ad altri atti sessuali.

Chi commette atti di violenza sessuale?

Il 97% degli autori dei reati proviene dall’ambiente più stretto del bambino e della famiglia. Nel 90% dei casi si tratta di uomini. Molto spesso vengono descritti come affascinanti, simpatici e disponibili – e spesso sono effettivamente molto amati sia dai bambini che dagli adulti. È proprio questo che rende estremamente difficile riconoscere un comportamento abusivo. E' difficile osservare con occhio critico una persona che ci piace e di cui ci fidiamo – o addirittura immaginare che quella persona possa fare una cosa del genere.

Ciononostante, è importante non sospettare in modo generalizzato delle figure di riferimento. Solo una piccolissima parte delle persone commette atti di violenza sessuale sui minori. Allo stesso tempo, però, questo non è un motivo per abbassare la guardia, poiché la vigilanza e l’attenzione rimangono fondamentali.

7 consigli per proteggere i bambini

Nella prevenzione della violenza sessuale, il programma di prevenzione in sette punti si è dimostrato efficace. Si compone di sette messaggi che derivano da ricerche condotte nel corso di molti anni e che, in parte, sono stati ricavati direttamente dal comportamento degli autori di violenza. Questo strumento viene utilizzato anche da molti asili nido o associazioni, come il Movimento Scout Svizzero.

1. Il mio corpo mi appartiene – La prevenzione inizia fin dalla nascita

La prevenzione non inizia con una conversazione, ma con il rapporto quotidiano con il bambino. I bambini devono imparare a considerare il proprio corpo come qualcosa di prezioso. E devono capire che sono loro a decidere se e come vogliono essere toccati. Il momento del cambio del pannolino ne è un ottimo esempio. Si tratta di un momento intimo, che comporta molti contatti fisici. Prendetevi il tempo necessario e descrivete a voce alta ciò che state facendo. Prestate attenzione alle reazioni del vostro bambino: alle espressioni facciali, ai gesti e al linguaggio del corpo.

Un bambino dovrebbe essere in grado di nominare tutte le parti del proprio corpo e descrivere i contatti fisici, compresi i genitali. Infatti, solo utilizzando una terminologia corretta è possibile comprendere rapidamente e correttamente la portata della violenza sessuale. C’è una grande differenza tra «Mi hanno toccato il culetto» e «Mi hanno accarezzato la vulva». Si raccomandano i termini «pene» e «vulva», poiché sono biologicamente corretti.

Sfruttate le situazioni quotidiane, come le coccole, i baci o il momento di cambiarsi, per avviare una conversazione con vostro figlio. «Per te va bene così? Puoi dirmi in qualsiasi momento se non ti piace o se all’improvviso qualcosa ti da fastidio. È del tutto normale che i bisogni cambino.» A partire da una certa età, i bambini hanno bisogno di maggiore privacy: prendete sul serio anche questi limiti. E chiedetevi ogni tanto, in modo molto fondamentale: sto soddisfacendo il mio bisogno di vicinanza – quando cerco coccole o abbraccio – oppure questo corrisponde anche al bisogno di mio figlio?

2. Mi fido del mio istinto – è giusto dare spazio ai sentimenti

I bambini devono imparare a fidarsi dei propri sentimenti, in modo da prendere sul serio anche una strana sensazione istintiva e agire tempestivamente. Riconoscere e dare un nome ai propri sentimenti è una capacità importante. Un tempo si sentivano spesso frasi come «Non fare tante scenate» o «Non fa poi così male». Anche oggi molti genitori cercano di distrarre il bambino quando è triste o fa fatica a salutare. Entrambe le reazioni partono da buone intenzioni, ma trasmettono al bambino il messaggio: i tuoi sentimenti non sono importanti o sono addirittura sbagliati. E devi reprimerli.

È meglio descrivere ciò che vedete: «Vedo che in questo momento sei molto arrabbiato». In questo modo dimostrate al bambino che ne riconoscete i sentimenti e lo aiutate a trovare le parole per esprimerli. Aiutate i bambini anche a gestire le proprie emozioni. Dite al bambino che può sfogare la rabbia, ad esempio prendendo a pugni un cuscino o urlando a squarciagola. Sempre con regole chiare: «Non facciamo del male a nessuno e non rompiamo nulla.»

3. Conosco tipi di contatto buoni, cattivi e strani

Il contatto fisico viene percepito in modi molto diversi: da meraviglioso a doloroso e sgradevole. Si tratta di un’esperienza individuale per ogni persona. Una buona consapevolezza del proprio corpo aiuta i bambini a riconoscere meglio quando i propri limiti vengono violati. Chiedete di tanto in tanto a vostro figlio: «Come ti senti? Ti piace questo contatto?» Anche i giochi sensoriali, un percorso a piedi nudi o un massaggio ai piedi sono ottimi modi per affinare la percezione del proprio corpo.
 

I bambini hanno il diritto di dire quando un contatto li mette a disagio – e devono sapere che la loro parola verrà presa sul serio. Altrettanto importante è che i genitori facciano valere chiaramente i propri limiti fisici. Ad esempio: «Il mio seno appartiene a me – non voglio cssere toccata lì».

4. Posso dire di no

I bambini devono essere incoraggiati a dire «no»: in caso di violenza sessuale, ma anche in tutte le altre situazioni in cui vengono violate le loro frontiere. Un «no» deciso da parte di un bambino sicuro di sé può sicuramente scoraggiare un potenziale aggressore. Tuttavia, questo non basta: attribuire la responsabilità esclusivamente ai bambini non può mai essere la soluzione. Gli adulti, inoltre, sono più forti de bambini e possono ignorare un «no». Spiegate al bambino – a seconda dell’età, ad esempio con l’aiuto di un libro illustrato – che è possibile che un potenziale autore del reato ignori un «no». Ditegli: «È molto coraggioso da parte tua osare dire di no. Se quella persona non ascolta il tuo “no”, è un comportamento molto meschino – e tu non ne sei affatto responsabile».

È compito dei genitori anche stabilire dei limiti nei confronti dei parenti e degli estranei. Ad esempio, quando il bambino è timoroso o quando degli estranei toccano il neonato nel passeggino senza permesso.

5. Faccio una distinzione tra segreti buoni e segreti cattivi

Gli autori di abusi ricorrono molto spesso ai segreti. Dicono al bambino: «Questo ora è il nostro segreto» – e minacciano conseguenze gravi se il bambino ne parla. I bambini devono quindi capire che esistono segreti buoni e segreti cattivi. Un segreto è «buono» quando porta gioia, suscita una sensazione positiva e ha una fine. Ad esempio, la famiglia potrebbe stare organizzando una festa di compleanno per uno dei fratelli.


I segreti negativi sono opprimenti e inquietanti, provocano una strana sensazione allo stomaco e non hanno una fine precisa. Inoltre, non servono a rendere felice nessuno. Dite a vostro figlio che può sempre confidare questi segreti a una persona di fiducia. Consiglio per la vita quotidiana: invece di «segreto», nella vostra famiglia potete anche usare la parola «sorpresa» – un termine con una connotazione positiva, più facile da distinguere dai segreti negativi.

I genitori possono spiegare ai bambini fin da piccoli la differenza tra segreti buoni e segreti cattivi, ad esempio con l’aiuto di libri per bambini. Oppure semplicemente nella vita di tutti i giorni: se state organizzando una sorpresa, parlatene con il bambino: si tratta di un segreto buono o di uno cattivo? E così sarete già nel vivo dell’argomento.
 

Parlate anche di cosa può fare il bambino se qualcuno gli confida un segreto spiacevole. Infatti, solo circa la metà dei bambini parla delle violenze a sfondo sessuale subite e, di questi, l’80 per cento sceglie come persona di fiducia un coetaneo. Il bambino deve sapere che non deve affrontare tutto questo da solo: può e deve rivolgersi a un adulto di fiducia.

6. Sono coraggioso/a e chiedo aiuto

Chiedere aiuto è un atto di coraggio e dimostra forza. È con questo credo che i bambini dovrebbero crescere. Aiutate vostro figlio a essere coraggioso, dimostrandogli fiducia e sottolineando i suoi progressi. «Guarda, ce l’hai fatta.» Oppure: «Hai chiesto aiuto quando non riuscivi ad andare avanti. È un gesto di forza e coraggio.»

È importante anche che il bambino sappia a chi rivolgersi. Parlate con vostro figlio di chi sono le persone di cui si fida, ovvero quelle con cui si sente ascoltato e preso sul serio. Con i bambini più piccoli è utile contarle insieme sulle dita. In questo modo il bambino ha in mente delle persone concrete e sa a chi rivolgersi.

7. Non è colpa mia, la responsabilità è dell'adulto

Molto spesso gli autori dei reati fanno credere al bambino che la colpa sia sua. La violenza sessuale viene talvolta associata ad attività o giochi che il bambino ama particolarmente, in modo che l’autore del reato possa dire: «È quello che vuoi fare sempre». In questo modo si induce il bambino a credere di essere lui il responsabile.

I bambini devono sapere che la colpa non è mai loro. La violenza sessuale è un atto intenzionale. La responsabilità ricade sempre sull’adulto, anche se spesso quest’ultimo scarica la colpa sul bambino. A volte gli autori del reato riprendono il bambino e minacciano di mostrare quei video ai familiari per farlo apparire colpevole. Si tratta di una strategia perfida per costringerlo al silenzio. Dite a vostro figlio: «Qualunque cosa accada, la colpa non è mai tua. Puoi sempre dire tutto a me o a un’altra persona di fiducia.»

Rompere il tabù della violenza sessuale

Molti genitori temono di spaventare il proprio figlio o la propria figlia parlando di violenza sessuale. Eppure, nella vita di tutti i giorni, facciamo già molta prevenzione e parliamo con naturalezza dei pericoli. Allo stesso modo, possiamo parlare di come proteggersi fisicamente. Infatti, un bambino può riconoscere la violenza sessuale come tale solo se sa che esiste. Lasciatevi guidare dalle domande di vostro figlio: vi indicano ciò che già capisce e ciò che lo preoccupa.

È importante che un bambino impari innanzitutto che la sessualità è qualcosa di bello e naturale. Affinché la sessualità possa essere bella, occorrono delle regole. Una di queste è che la sessualità si vive solo tra adulti. I genitori possono partire da qui: «Ci sono adulti a cui piacciono i corpi dei bambini, ma questo è vietato e va sempre segnalato a un adulto».

La prevenzione non è un colloquio isolato. Si realizza nella vita quotidiana. È un'attitudine.

Parlate anche con le persone che vi circondano dei confini e del rapporto vicinanza-distanza – ripetutamente. Date l’esempio a vostro figlio adottando un comportamento rispettoso dei confini – anche nei confronti delle persone che vi circondano. Questo ha un effetto protettivo: se una persona con intenzioni di abuso si accorge che chi vi circonda è sensibilizzato e attento, proprio questo può costituire una forma di protezione. Proteggiamo i bambini rompendo il tabù della violenza sessuale, prestando attenzione e mantenendo uno sguardo critico. La prevenzione è molto più che «solo» protezione dalla violenza sessuale: trasmette competenze di vita utili nelle prime esperienze relazionali, nel mondo del lavoro e nella cura di sé. Per tutta la vita.

Riconoscere la violenza sessuale: perché è così difficile

Nonostante le migliori misure di prevenzione, la protezione del bambino non è mai totale. Per questo è importante essere attenti e osservare attentamente il bambino. Spesso, però, i genitori non riescono a riconoscere la violenza sessuale come tale. Raramente si riscontrano segni evidenti, sia fisici che comportamentali. Tuttavia, in caso di cambiamenti comportamentali preoccupanti e non adeguati all’età, vale la pena considerare sempre la violenza sessuale come possibile causa.

A cosa prestare attenzione all'asilo nido, nell'associazione sportiva o musicale?

Quasi tutti gli autori dei reati provengono dalla cerchia ristretta del bambino o della sua famiglia: solo il tre per cento sono estranei. È quindi ancora più importante scegliere e valutare con attenzione l’asilo nido, l’associazione sportiva o la scuola di musica per il proprio figlio.


La sicurezza assoluta non esiste. Le seguenti domande possono tuttavia aiutare a valutare in che misura la prevenzione sia ben radicata nell’associazione o nell’istituzione:

  • Come viene gestita la prevenzione della violenza sessuale?
  • Esiste di un piano di protezione o di un codice di condotta? Posso consultarlo?
  • Come vengono gestite le segnalazioni? Esiste un sistema di gestione delle segnalazioni?
  • Con quale frequenza si verificano situazioni a tu per tu o altre situazioni a rischio – come fare la doccia, cambiarsi o dormire – e come vengono gestite?
  • Richiedete ai collaboratori un estratto speciale del casellario giudiziario?

Chi non ha risposte a queste domande, o ne dà di molto imprecise, significa che non ha in mente questo argomento, o lo tiene troppo poco in considerazione. Questo la dice lunga – e aiuta i genitori nella loro decisione.

Cosa fare se succede comunque?

Se vostro/a figlio/a vi racconta qualcosa che vi fa scattare un campanello d’allarme – o se parla apertamente di violenza sessuale subita – prendetelo sul serio. Cercate di mantenere la calma il più possibile e ascoltatelo con attenzione. Credetegli – anche se non riuscite a immaginare che la persona accusata sia l’autore del reato e anche se vi è simpatica. Ringraziate vostro figlio per il suo coraggio. Ditegli che ha fatto bene a raccontarvelo. Ditegli anche che ciò che è successo è vietato – e che non ha alcuna colpa.

Ascoltare, dare fiducia e prendere sul serio i sentimenti: è questo che fa la differenza.

Rimanere calmi è difficile, ma provateci, per quanto possibile. A volte aiuta fare un respiro profondo e concentrarsi completamente sul bambino. Orientatevi alle sue esigenze. Forse lui stesso percepisce esattamente ciò di cui ha bisogno. Se vuole raccontare qualcosa, ascoltatelo. Se vuole tacere ed essere abbracciato, fatelo. Forse in quel momento anche una passeggiata è la cosa giusta. Non fate domande insistenti: potrebbero sembrare un interrogatorio. Se chiedete qualcosa, ponete solo domande aperte, ad esempio: «Come ti senti in questo momento riguardo a questo?» Le domande concrete potrebbero essere considerate manipolatorie in un successivo procedimento penale ed essere dichiarate nulle.

Se vostro figlio vi ha raccontato di aver subito violenza sessuale, è assolutamente necessario rivolgersi a un centro specializzato. Inoltre: non confrontatevi in nessun caso con l’autore del reato. Questo gli darebbe solo modo di coprire le tracce, aumentare la pressione sul bambino e far sparire le prove. Non esitate a contattare un professionista anche se avete un brutto presentimento o vi trovate in una situazione inquietante – ad esempio, se vostro figlio vi racconta di una situazione strana o di un commento a sfondo sessuale. Gli esperti vi aiuteranno a valutare la situazione. In questo modo potrete forse impedire che si verifichino episodi di violenza sessuale più gravi.

Punti di riferimento per le vittime e i familiari delle vittime di violenza sessuale

Questo articolo è stato redatto in collaborazione con Anna Walther. All’indirizzo www.wissenschuetzt.ch offre corsi di formazione continua e consulenza per istituzioni educative e genitori nel campo della prevenzione della violenza sessuale. Anna Walther è educatrice della prima infanzia diplomata e direttrice di strutture diurne per l’infanzia (MMI Zurigo) e ha seguito una formazione continua nel campo della prevenzione della violenza sessuale. Vive con la sua famiglia nell’Oberland bernese ed è madre di un bambino di nove anni.

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