Media & Internet

Che cosa fare in caso di cybergrooming?

I malintenzionati hanno spesso gioco facile in internet. Per mezzo di identità false, certi adulti cercano costantemente di sfruttare bambini e adolescenti per soddisfare le proprie tendenze sessuali. Per i genitori questo significa prestare moltissima attenzione e far presenti ai loro figli i rischi del cybergrooming.
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Nel cybergrooming, bambini e ragazzi sono vengono contattati da adulti che intendono perpetrare abusi sessuali.

Viene definita cybergrooming l’azione di un adulto che si mette in contatto online con un bambino allo scopo di perpetrare abusi sessuali. Gli autori e le autrici del cybergrooming apprendono sui social le caratteristiche delle potenziali vittime: le loro preferenze, quale musica ascoltano, i loro gusti in fatto di moda e gli hobby ai quali si dedicano. In base a queste conoscenze, si inventano delle affinità e instaurano un rapporto di fiducia. Poiché queste persone si dimostrano attente, comprensive, disponibili all’aiuto e li riempiono di complimenti, i bambini credono di aver trovato in loro una/un interlocutrice/interlocutore ideale.

Lo Studio JAMES, condotto dalla ZHAW, documenta che quasi la metà dei giovani (44%) è già stata contattata online da una persona estranea che avesse mire sessuali. La molestia sessuale è dunque molto diffusa, e interessa le ragazze in percentuale quasi doppia rispetto ai ragazzi. In Svizzera, il fenomeno interessa il 43% dei ragazzi tra i 14 e i 15 anni, mentre tale percentuale arriva addirittura al 54% per i ragazzi tra i 16 e i 17 anni.

Basi giuridiche

A differenza del sexting, fenomeno che si verifica fra coetanei consenzienti, il cybergrooming è un’azione svolta in preparazione di un abuso sessuale da parte di adulti. Diversamente dal reato perseguibile d’ufficio, è possibile svolgere le indagini solamente se la persona che ha subito il danno sporge una denuncia penale. Inoltre, esiste una componente temporale: affinché il termine di querela non scada, la querela deve essere presentata entro tre mesi dal (tentato) reato.

Se il figlio o la figlia sono coinvolti in un caso, i genitori devono raccogliere le prove insieme a lui/lei, ad esempio tramite screenshot. Come per il cyberbullismo, nemmeno per il cybergrooming esiste ancora una legge specifica. Ma alcune singole azioni legate al cybergrooming sono assolutamente illegali e punibili. La coazione o il ricatto, ad esempio, sono punibili per legge e anche nel caso di «molestie sessuali» può essere presentata una denuncia penale. Se la vittima si vergogna e non si fida di nessuno, il termine per presentare una querela può essere un problema. Per evitare che il termine per la denuncia scada, la domanda deve essere presentata al più tardi tre mesi dopo il (tentato) reato.

Articoli di legge

  • Art. 22 CP: se le prove sono evidenti, il tentativo di reato è punibile.
  • Art. 187 CP: se la vittima è una persona minore di 16 anni, può essere applicato l’articolo «Atti sessuali con fanciulli». In questo caso è indifferente se gli atti sessuali sono stati commessi attivamente, oppure se la vittima è stata costretta a guardare. Con o senza contatto fisico, se la vittima ha meno di 16 anni, si tratta di un atto sessuale punibile.
  • Art. 197 CP: fornire accesso alla pornografia a minori di 16 anni è illegale.
  • Art. 198 CP: le contravvenzioni contro l’integrità sessuale e la molestia sessuale sono punibili.

Comportamento dell’autrice e dell’autore

Innanzitutto è necessario fare una distinzione tra le autrici e gli autori che agiscono a scopo sessuale e quelli che agiscono a scopo professionale. I primi hanno prevalentemente tendenze pedofile, mentre gli altri lo fanno a scopo di ricatto e di richieste materiali. Nel testo: «Quando il sexting diventa pubblico» il paragrafo: «Il business dell’estorsione» approfondisce questo aspetto. Inoltre, sussistono differenze anche per quanto riguarda il tipo di pretese: alcuni soddisfano le loro necessità parlando online di sesso con i giovani, altri mirano a incontri reali. Le autrici e gli autori del cybergrooming conoscono bene le esigenze e i desideri dei giovani e sfruttano spudoratamente la loro fiducia.

Non appena i ragazzi inviano una foto o un video, gli autori e le autrici entrano in possesso di uno strumento coercitivo ideale.

Nelle chat, o in piattaforme simili, si presentano come amiche o amici comprensivi per conquistare le loro vittime. A volte promettono anche dei regali. Una volta instaurato un rapporto di fiducia, iniziano richieste quali: Sei a casa da sola/o? Hai una webcam? Hai mai fatto sesso? Potresti inviarmi delle tue fotografie? Ti andrebbe di incontrarci?

Non appena vengono inviati la fotografia o il video richiesti, le autrici e gli autori sono in possesso del mezzo di ricatto perfetto. Ora pretendono di fissare con il/la giovane un incontro reale oppure l’invio di altre immagini. Al più tardi in questo preciso momento, i giovani si rendono conto che stanno perdendo il controllo della situazione. Poiché si vergognano, può accadere che non si confidino con nessuno e che continuino a farsi sfruttare sia nel mondo digitale che in quello reale. In ogni caso, le conseguenze sono estremamente negative.

Sostenere le vittime

Più i bambini e i giovani sono informati sui pericoli e sui rischi presenti in Internet, meglio possono tutelarsi dal cybergrooming. I genitori dovrebbero impegnarsi a fondo affinché la figlia o il figlio non finiscano nel vortice dell’autrice/autore del reato. Ma se il bambino cade vittima del cybergrooming, i genitori dovrebbero innanzitutto sostenerlo. L'autrice/autore va severamente condannato, ma non il comportamento del bambino. È sbagliato minacciare di togliere il dispositivo. Provvedimenti di questo tipo possono comportare il rischio che il bambino non racconti più le situazioni spiacevoli che possono capitargli.

Rendere pubblico il caso

La cosa migliore da fare è scoprire, senza pregiudizi, in che modo il bambino è diventato vittima del cybergrooming. È importante anche custodire il materiale a scopo di prova e segnalare l’accaduto alla società che gestisce la piattaforma. Per prevenire il verificarsi di altri casi, dovreste assicurarvi dell’esistenza dei presupposti per una denuncia contro ignoti. Se i genitori non sono sicuri sul modo in cui agire, dovrebbero richiedere un aiuto professionale senza esitare troppo a lungo. È utile lasciarsi consigliare da esperti. Presso la «Consulenza + aiuto 147» di Pro Juventute lavorano esperte ed esperti che offrono consulenza anonima e gratuita ai bambini e ai genitori. È possibile anche rivolgersi in qualsiasi momento ai centri (cantonali) di aiuto alle vittime. È importante reagire e non ignorare gli avvenimenti.

Consigli per genitori

  • Se i vostri figli sono vittime di cybergrooming necessitano di solidarietà e supporto, senza punizioni di natura morale.
  • Rendete consapevoli i vostri figli del fatto che, in caso di contatti con persone estranee, è necessaria la massima prudenza.
  • Consigliate ai vostri figli di non rivelare online informazioni private e spiegate loro l’importanza di gestire le impostazioni della sfera privata nel modo più restrittivo possibile (maggiori informazioni in proposito nell’articolo «Così i bambini imparano a proteggere i loro dati su internet».
  • Se i vostri figli volessero assolutamente incontrare qualcuno che hanno conosciuto in internet, dovrebbero concordare un appuntamento in un luogo pubblico e di giorno. La cosa migliore è che i vostri figli non incontrino mai da soli i contatti di internet. Bambini e ragazzi con meno di 16 anni dovrebbero farsi accompagnare da un adulto. È importante che una persona adulta di fiducia sia informata sul luogo e sull’ora dell’appuntamento, nonché sul nome dell’altra persona.
  • Parlate con i vostri figli delle loro esperienze in rete. Oppure chiedete loro di parlarne con un’altra persona di fiducia.
  • Spiegate a vostra figlia o a vostro figlio dell’esistenza del rischio che ogni sua fotografia od ogni suo video venga condiviso per falsi scopi e in modo improprio.