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Modifiche alle condizioni di utilizzo di WhatsApp

Con l’introduzione del regolamento generale europeo sulla protezione dei dati, WhatsApp ha adeguato le proprie condizioni di utilizzo del 2018. L’annuncio di un nuovo aggiornamento è oggetto di animate discussioni. A partire dal mese di maggio, gli utenti autorizzeranno una maggiore condivisione dei dati con le società di Facebook. Quali sono le conseguenze e le alternative?
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Le ultime notizie sull’aggiornamento delle condizioni di utilizzo di WhatsApp sono fonte di incertezza. Fino ad ora, gli utenti WhatsApp potevano decidere se condividere o meno determinate informazioni con Facebook. Questa libertà di scelta decadrà a partire da maggio 2021 e sarà solo possibile accettare o meno. Nell’UE e in Svizzera i dati vengono condivisi con WhatsApp in misura minore rispetto ad altri Paesi grazie al regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR). Anche dopo aver accettato le nuove condizioni, la società Facebook, che è anche proprietaria di WhatsApp, non è autorizzata a utilizzare i dati, ad esempio, per scopi pubblicitari. Tuttavia: chi non accetta le nuove politiche non potrà più utilizzare WhatsApp. 

Esistono alternative 

È possibile che altri fornitori traggano vantaggio dal fatto che gli utenti cerchino soluzioni alternative. Si potrebbe perciò cercare un servizio di messaggistica che dia maggiore importanza alla privacy. Sempre più alla moda sono per esempio «Threema» o «Signal». È possibile quindi che vengano sempre più spesso installati altri servizi oltre WhatsApp. Poiché la cerchia degli amici non cambia, o non cambia così rapidamente, le persone probabilmente potranno comunicare su canali diversi a seconda delle loro preferenze.
 

Si paga con i propri dati

Secondo il corrente Studio JAMES, il servizio di messaggistica WhatsApp è uno dei servizi più utilizzati dai giovani in Svizzera. WhatsApp è facile da usare e gratuito. Tuttavia l’app non è priva di problemi. Anche se gli utenti non pagano per utilizzare il servizio, l’applicazione è comunque redditizia. WhatsApp raccoglie molti dati (vedi anche l’articolo «Così i bambini imparano a proteggere i loro dati su internet») da tutti gli utenti, che alla fine fanno guadagnare all’azienda molti soldi.

Tutti i dati di contatto memorizzati sullo smartphone e i dati sull’utilizzo (orario, durata, ecc.) vengono continuamente scaricati e inviati a Facebook per la valutazione. Gli utenti sono troppo poco consapevoli del fatto che non vengono trasmessi solo i propri dati ma anche i dettagli di tutti i contatti salvati.  In combinazione con altri dati delle piattaforme collegate Facebook e Instagram, questo dà un quadro sempre più chiaro del comportamento d’uso di ogni individuo. 

Contatto con estranei

Un caso altrettanto delicato è quando i bambini vengono invitati a partecipare a un gruppo WhatsApp. Se si viene aggiunti a una chat di gruppo, tutti gli utenti di questo gruppo hanno accesso al numero di telefono e talvolta anche alla foto e al nome del bambino. A seconda delle circostanze, possono anche essere persone che il bambino non conosce. Su WhatsApp l’adesione al gruppo non può essere negata, infatti si può uscire dal gruppo solo dopo esservi stati aggiunti. I dati personali possono quindi cadere rapidamente e involontariamente nelle mani sbagliate.

WhatsApp disponibile solo dai 16 anni in poi 

L’avviso nell’app è chiaro: i minori di 16 anni non possono utilizzare WhatsApp. La modifica del limite di età da 13 a 16 anni, introdotta nel 2018, è principalmente una questione di responsabilità per WhatsApp. WhatsApp ha dovuto modificare l’età minima in modo che l’app potesse essere utilizzata anche dopo l’introduzione del GDPR in Europa. Il regolamento sull’età non è lo stesso in tutti i Paesi. Il gruppo sembra quindi preoccuparsi dei propri interessi e non della protezione dei giovani. Tuttavia, non ci sono conseguenze legali per i minori di 16 anni che utilizzano WhatsApp. Secondo il diritto svizzero, l’imbroglio legato all’età in questo caso non è un reato punibile. Dichiarare però un’età non corretta vìola le condizioni di utilizzo di WhatsApp. Nel quadro di un eventuale controllo, WhatsApp potrebbe limitare o bloccare l’uso dell’applicazione come misura preventiva contro l’utilizzo da parte di utenti che non raggiungono l’età minima. 

Osservare le disposizioni sull’età minima

L’età minima di 16 anni non è da intendersi come età raccomandata. Questo perché le raccomandazioni sull’età, come è comune per film e giochi per computer, si basano su criteri che tengono conto dello stadio di sviluppo dei bambini e degli adolescenti. Nelle condizioni di utilizzo di WhatsApp mancano invece completamente criteri definiti. Tuttavia: se i genitori permettono ai loro figli di utilizzare WhatsApp, dovrebbero considerare l’età del bambino. Su WhatsApp si diffondono rapidamente contenuti che non sono adatti ai bambini o non sono adeguati alla loro età. 

La decisione spetta ai genitori

Nella scelta di un’applicazione, oltre alle condizioni di utilizzo, sono decisivi anche i propri valori familiari o che cosa viene utilizzato all’interno dell’ambiente del bambino. In definitiva, sono i genitori a decidere se i propri figli sono abbastanza maturi per usare WhatsApp o altre applicazioni. 
 

Consigli per i genitori

  • Siate aperti alle domande dei vostri figli sui media digitali. Dimostrate di apprezzare il fatto che si rivolgano a voi anche in caso di domande delicate. Un rapporto positivo rende più facile ai vostri figli sollevare questioni delicate, poiché non devono temere discussioni morali o divieti.
  • Discutere anziché proibire. Informatevi sulle condizioni di utilizzo. Definite le regole per l’utilizzo di WhatsApp insieme ai vostri figli. 
  • Parlate con loro dell’uso degli smartphone e dei servizi online e spiegategli cosa vi preoccupa.
  • Verificate le alternative. Spesso un servizio di messaggistica viene utilizzato da tutto l’ambiente del bambino o della bambina. In quel caso non ha senso che solo i vostri figli lo cambino. Forse è arrivato il momento di cambiare, per tutti. Scambiate le vostre opinioni con altri genitori.