Scuola & istruzione

Mio figlio è vittima di mobbing nell’apprendistato

Il mobbing sul posto di lavoro provoca limitazioni professionali e personali e può causare ansia e depressione, soprattutto tra gli apprendisti. Poiché tali ostilità non si risolvono praticamente mai da sole, le persone colpite devono liberarsi attivamente dal ruolo di vittima.
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Il mobbing sul posto di lavoro provoca limitazioni professionali e personali e può causare ansia e depressione, soprattutto tra gli apprendisti.

Nei luoghi in cui si incontrano persone diverse, come ad esempio a scuola o al lavoro, nascono ripetutamente confronti, conflitti o critiche, che permettono spesso di risolvere problemi e migliorare la cooperazione. Tuttavia, se vostro figlio per un periodo prolungato lamenta mal di stomaco o mal di testa e si reca solo controvoglia al lavoro e alla scuola professionale, può senz’altro essere vittima di bullismo o mobbing. Le angherie e le emarginazioni che ne derivano possono scaturire sia da colleghi o colleghe di lavoro che da superiori, clienti o compagni e compagne di classe. Le azioni di bullismo o mobbing scatenano insicurezza, nervosismo e paure di fallire, a causa dei quali si commettono degli errori che diventano motivo di ulteriori angherie da parte degli oppressori.

L’inizio dell’apprendistato è una fase della vita particolarmente impegnativa. Lontano dalla scuola e dall’ambiente abituale, improvvisamente immersi nel mondo del lavoro degli adulti, lavorando otto ore al giorno e frequentando al contempo scuola professionale e corsi interaziendali: tutto questo pone delle sfide sia per gli apprendisti che per i formatori professionali e i genitori.   I giovani di solito si integrano facilmente nei team composti da persone giovani, ma hanno tendenzialmente difficoltà a lavorare con colleghi più grandi e con i superiori. Ciò è dovuto da un lato al loro stile di comunicazione più diretto e dall’altro al loro atteggiamento rilassato nei confronti del lavoro. Proprio nei confronti degli apprendisti, nuovi al mondo del lavoro e che di solito entrano a far parte di in un team collaudato, le aziende formatrici dovrebbero chiarire che sussiste un certo grado di tolleranza rispetto agli errori commessi nella fase iniziale dell’ingresso nel mondo del lavoro, nonostante la pressione di essere produttivi, e che i problemi vengono affrontati con sensibilità e prontezza.

Che cos’è il mobbing?

Nella terminologia giuridica il termine «mobbing» non esiste, ha un carattere socio-psicologico. Il mobbing non ha nulla a che fare con le critiche giustificate, in quanto, sotto forma di abuso di potere, viola sempre la dignità e l’integrità di una persona. Il mobbing in generale viene di regola definito come violenza psicologica palese e/o velata su un periodo di tempo prolungato con l’obiettivo dell’emarginazione sociale. Ciò include tutti gli atti malevoli diretti e indiretti volti a ferire le vittime: tra cui prendere in giro, minacciare, svalutare, insultare, denigrare, ridicolizzare, emarginare, rovinare la reputazione ed estromettere trattenendo le informazioni.  Lo scopo degli autori e delle autrici di tali atti è di solito quello di presentarsi come potenti e di annientare psicologicamente la persona presa di mira o addirittura di costringerla a lasciare l’azienda formatrice. Questi insulti fanno spesso leva su debolezze personali, sull’origine etnica o sulla vita privata.

Ma attenzione: a volte i litigi, le antipatie o i conflitti quotidiani sono definiti prematuramente come mobbing oppure persone innocenti vengono accusate di praticare mobbing.  Finché il sospetto di mobbing non è stato dimostrato, anche gli imputati hanno bisogno di protezione. Il mobbing si verifica quando l’equilibrio di potere tra le parti litiganti non è più bilanciato e una persona è soggetta a molestie ostili e sistematiche sul posto di lavoro o a scuola per almeno sei mesi

Cosa provoca il mobbing nell’apprendista?

Il mobbing durante la formazione professionale attacca la dignità dei giovani, svaluta il loro lavoro e arriva fino a danneggiare la loro salute. In generale, il mobbing ha conseguenze negative per tutti i dipendenti interessati, solo che in un rapporto di dipendenza come lo è l’apprendistato esse possono aumentare. L’incertezza, il disagio sul posto di lavoro e l’aumento dell’assenteismo sono solo gli effetti più innocui. Disturbi del sonno, mal di testa e disturbi allo stomaco possono essere ulteriori conseguenze del terrore. Se l’apprendista è esposto a continui attacchi di mobbing per un lungo periodo di tempo senza ricevere alcun aiuto, questa situazione può indurre ad azioni avventate o – in combinazione con altri fattori – addirittura al suicidio. È del tutto comprensibile che questa pressione psicologica porti spesso al pensiero di voler cambiare reparto o interrompere l’apprendistato. Questa spirale negativa è estremamente difficile da fermare senza un aiuto esterno.

Norme di protezione per gli apprendisti

In linea di principio, ogni azienda formatrice deve intervenire contro il mobbing, sensibilizzando gli apprendisti sulle sue varie forme e comunicando al proprio personale che vengono imposte sanzioni a chi molesta gli altri. Ogni apprendista ha quindi diritto a un trattamento corretto e rispettoso da parte di superiori, collaboratori e clienti, nonché alla tutela dell’integrità fisica e psichica.

I Cantoni sono responsabili per la vigilanza sulla formazione professionale di base e gli ispettori del tirocinio appositamente formati sono addetti a questo compito. La Legge sul lavoro e le sue ordinanze contengono disposizioni speciali per la protezione dei giovani lavoratori. Sono considerati «giovani» gli apprendisti e i lavoratori fino al compimento del 18° anno di età.

Ai sensi dell’articolo 328 del Codice delle obbligazioni e dell’articolo 6 della Legge sul lavoro, i datori di lavoro hanno in generale l’obbligo di proteggere la personalità dei loro dipendenti sul posto di lavoro. Una sentenza del Tribunale federale dell’ottobre 1998 stabilisce che i dirigenti – o, in fin dei conti, i datori di lavoro – violano quest’obbligo se non impediscono il mobbing.

È inevitabile dare e cercare sostegno!

Se vi è un sospetto di mobbing, tutti sono chiamati in causa. Se i genitori notano che il loro figlio o la loro figlia è vittima di bullismo a scuola o di mobbing sul lavoro oppure che lui stesso o lei stessa ne è l’artefice, devono intervenire. Anche i colleghi di lavoro e i compagni di scuola dovrebbero reagire se un tale sospetto arrivasse loro all’orecchio. La cosa migliore da fare è cercare di parlare con la persona colpita e mostrarle la propria disponibilità ad affrontare il problema. Tuttavia, non dovrebbero essere prese misure che potrebbero causare all’apprendista ulteriori difficoltà.

In linea di principio, in caso di mobbing gli apprendisti si trovano in una situazione incredibilmente difficile. A loro mancano modelli comportamentali collaudati per non sentirsi più come una «vittima debole». Nella maggior parte dei casi le persone colpite non sanno nemmeno se il conflitto sia sufficientemente grave per essere affrontato con colleghi, superiori e formatori. Temono inoltre che ciò possa causare loro ulteriori difficoltà. Se hanno il coraggio di affrontare il conflitto, è importante che rimangano oggettivi senza andare sul personale o insultare nessuno.

In nessun caso bisogna accettare il mobbing! Chiedere aiuto non è segno di debolezza, ma richiede coraggio e lungimiranza. Grazie al sostegno viene anche alla luce quali sono i giovani che si mostrano come dei tipi cool ma invece sono vittime di mobbing. Conviene registrare le molestie per iscritto e datarle per mettere insieme delle prove e avere così una base per un colloquio. Se si tratta di ingiurie e discriminazioni verbali, queste dovrebbero essere annotate preferibilmente sotto forma di citazioni. Anche e-mail ostili o feedback scritti possono essere usati come prova.

Poiché i giovani di solito non hanno il coraggio di «denunciare» la persona dalla quale subiscono il mobbing, si consiglia loro di farsi aiutare da una persona di cui si fidano. Dall’esterno le persone hanno spesso una visione diversa della vostra situazione e possono essere in grado di dare primi consigli su come comportarsi o su cosa fare per cambiare le cose. Se anche questa persona di fiducia dubita che si possa trovare una soluzione comune, l’apprendista dovrebbe rivolgersi al proprio formatore. Se, tuttavia, è proprio il formatore l’autore del mobbing – caso certamente molto raro – è inevitabile che venga coinvolto il diretto superiore. Se non è possibile raggiungere un accordo, l’Ispettorato delle professioni cantonale deve essere chiamato a sorvegliare l’apprendistato e a stabilire contatti con gli uffici specializzati.

Rafforzamento della personalità contro o dopo le esperienze di mobbing

Come Margit Averdijk dell’Università di Zurigo (criminologa presso il Jacobs Center for Productive Youth Development) ha recentemente constatato in uno studio a lungo termine, si può fare qualcosa per ridurre le conseguenze negative delle esperienze di mobbing. Da un lato, i giovani affronterebbero meglio esperienze di questo tipo se fossero cresciuti in un ambiente partecipe, e dall’altro se avessero un buon rapporto con il loro insegnante. Le persone di riferimento svolgono quindi un ruolo importante.

Anche i genitori vogliono che i loro figli sviluppino personalità forti, che vedano nelle difficoltà delle sfide e che sappiano cavarsela anche quando subiscono un contraccolpo. Resilienza è il termine tecnico che indica questo «sistema immunitario dell’anima». Poiché le basi più importanti vengono poste nell’infanzia, i genitori sono particolarmente importanti per la sua formazione. Gli insegnanti della scuola professionale che hanno avuto una formazione pedagogica e la vigilanza sulla formazione professionale conoscono le esigenze, i problemi e i comportamenti del loro gruppo di adolescenti e sanno a chi rivolgersi per ricevere un aiuto.

A chi rivolgersi

Bibliografia

  • CSFO Berna, Promemoria 206 sul mobbing, formazioneprof.ch, edizione giugno 2018
  • Margit Averdijk, studio a lungo termine nell’ambito di z-proso presso l’Università di Zurigo, 2019
  • Ingeborg Saval: Planet Schule. Gemeinsam und unbeschwert den Schulalltag meistern